Nonostante l’aumento dei veicoli elettrici, la mobilità europea è ancora dominata dalle auto private. Il trasporto pubblico stenta a riprendersi e a elettrificarsi, evidenziando la necessità di un cambiamento culturale e infrastrutturale per una mobilità veramente sostenibile.
L’analisi evidenzia come la transizione elettrica energetica nel settore della mobilità europea stia avanzando a due velocità: mentre le vendite di auto elettriche sono in forte crescita, il trasporto pubblico su gomma resta sostanzialmente invariato

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Crescita della mobilità privata e la transizione elettrica
Negli ultimi anni, la mobilità in Europa ha subito trasformazioni significative, con un aumento del numero di autovetture vendute, una crescita della quota di veicoli elettrici e un’evoluzione del trasporto pubblico. Tuttavia, secondo i dati del report ACEA, la transizione verso un modello più sostenibile procede a ritmi differenti nei vari Paesi.L’analisi dei dati raccolti da Our World In Data mostra che tra il 2019 e il 2023 il numero complessivo di autovetture nell’Unione Europea è aumentato del 5%, passando da 237 a circa 249 milioni. I maggiori incrementi sono stati registrati in Repubblica Ceca (+10,2%) e Ungheria (+9,3%), mentre Francia, Germania e Italia hanno registrato aumenti più contenuti (tra il 2% e il 4%). Sebbene il numero di veicoli su strada continui a crescere, la composizione del parco auto sta cambiando: le vendite di auto elettriche sono aumentate del 528% tra il 2019 e il 2023, passando da 390.000 a oltre 2 milioni di unità. I Paesi con i maggiori incrementi sono Portogallo (+1.432%), Italia (+677%) e Francia (+634%).

Tuttavia, in termini di quota sul parco circolante, le auto elettriche rappresentano ancora meno del 2%, segnalando che la transizione è ancora nelle fasi iniziali.

Impatto ambientale del trasporto su strada
Nei paesi UE, il trasporto con autobus produce meno anidride carbonica (CO₂) per passeggero-chilometro rispetto ad altri mezzi di trasporto. Nonostante ciò, il settore dei trasporti rimane una delle principali fonti di emissioni di gas serra nell’UE.
Nel 2022, gli autobus a lunga percorrenza hanno emesso circa 31 grammi di CO₂ per passeggero-chilometro, un valore significativamente inferiore rispetto al trasporto aereo, che varia tra 30 e 110 grammi per passeggero-chilometro.
Le emissioni di CO₂ delle automobili variano notevolmente in base al tipo di motorizzazione e di carburante utilizzato. Sempre nel 2022, le emissioni medie delle auto sono state pari a 166 grammi di CO₂ equivalenti per passeggero-chilometro, considerando un’occupazione media di 1,4 persone per veicolo.
Gli autobus a lunga percorrenza risultano quindi quelli con il minore impatto climatico. Secondo i dati dell’Agenzia Federale per l’Ambiente, nel 2022 hanno prodotto circa 31 grammi di CO₂ per passeggero-chilometro, un dato sostanzialmente stabile rispetto ai 30 grammi del 2019, anno precedente alla pandemia.Secondo il Report ISPRA, nel 2022 il settore dei trasporti in Italia è stato responsabile del 26,6% delle emissioni totali di gas serra, con il trasporto su strada che incide per oltre il 92% delle emissioni del comparto. Le autovetture sono la principale fonte di emissioni nel trasporto stradale, contribuendo per il 60,7% delle emissioni di CO₂ del settore (dati del Parlamento Europeo). Nel 2022, le emissioni del comparto trasporti hanno raggiunto 109.774,4 kt di CO₂eq, tornando ai livelli pre-pandemia.


Stagnazione del trasporto pubblico su gomma
A fronte della crescita delle autovetture, il numero di autobus in circolazione è rimasto sostanzialmente invariato: da 679.943 unità nel 2019 a 679.802 nel 2023. Alcuni Paesi hanno registrato una riduzione della flotta, come Ungheria (-10,4%) e Paesi Bassi (-9,5%), mentre altri, come Portogallo (+12,5%) e Germania (+4,0%), hanno registrato una crescita. In Italia, il numero di autobus è rimasto stabile.
Anche il numero di autobus elettrici è in crescita, ma con forti differenze tra Paesi. Nel 2023, solo il 2,5% degli autobus in circolazione nell’UE era completamente elettrico (BEV), mentre gli ibridi rappresentavano il 2,2%. I Paesi Bassi guidano la transizione con il 17,7% di autobus elettrici, seguiti da Germania (3,1%) e Francia (2,4%). In Italia, solo l’1,3% degli autobus è elettrico, mentre l’1% è ibrido. Il Belgio, invece, ha una quota significativa di autobus ibridi (12,7%).

Evoluzione del mercato degli autobus elettrici
Sebbene il numero complessivo di autobus in circolazione sia stabile, le immatricolazioni di autobus elettrici sono in forte aumento. Secondo il report E-Motus “Evoluzione dell’elettrificazione del trasporto pubblico locale”, la quota di nuovi autobus elettrici è passata dal 12% nel 2019 al 40% nel 2023. Germania e Regno Unito sono i leader del mercato, mentre Italia e Spagna hanno registrato un’accelerazione nel 2023: l’Italia è passata da 108 immatricolazioni nel 2022 a 378 nel 2023. La Francia, al contrario, ha mostrato un rallentamento.
Investimenti e politiche di sostegno
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destina 23,8 miliardi di euro al settore delle infrastrutture per la mobilità sostenibile, con incentivi al rinnovo della flotta autobus, alla costruzione di piste ciclabili e allo sviluppo di reti metropolitane. Nonostante gli investimenti, lo shift modale resta modesto: nel 2023, l’81,8% degli spostamenti è avvenuto con mezzi privati, contro il 10% con mezzi collettivi e il 5,2% a piedi o in bicicletta.

Il trasporto privato rimane il principale responsabile delle emissioni di gas serra nel settore, mentre il trasporto pubblico rappresenta una leva fondamentale per ridurre l’inquinamento urbano, soprattutto se reso più efficiente e attrattivo. In Italia, la transizione verso l’elettrico nel trasporto pubblico è stata fortemente sostenuta dai finanziamenti del PNRR, che hanno dato un impulso significativo al rinnovamento del parco veicoli e all’adozione di tecnologie a basse emissioni. Tuttavia, con la progressiva riduzione o riallocazione di queste risorse, si apre una fase cruciale: la capacità di proseguire il percorso di decarbonizzazione dipenderà dalla definizione di nuove strategie di investimento e dalla solidità delle politiche di lungo periodo.
Mentre in Europa la transizione verso l’elettrico nel trasporto pubblico procede a rilento, altrove si corre. Scopri nel nostro approfondimento “Le ragioni del primato della Cina sugli autobus elettrici” come politiche mirate, scala del mercato e innovazione abbiano fatto la differenza.


