Nel trasporto pubblico locale, la struttura a scaglioni delle sanzioni si conferma un efficace incentivo al pagamento tempestivo. L’analisi si basa su un campione di aziende di TPL costruito a partire dai dati raccolti da Holacheck nel 2025 nell’ambito delle attività di controlleria. I risultati mostrano che oltre il 70% dei pagamenti avviene entro i primi cinque giorni, mentre dopo i sessanta giorni i pagamenti spontanei sono pressoché inesistenti. Il confronto tra aziende evidenzia che un aumento anticipato dell’importo induce i destinatari a pagare rapidamente, riducendo procrastinazione e insoluti. Più che l’importo della sanzione, è quindi il disegno degli scaglioni a determinare l’efficacia del sistema di riscossione.

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Nel trasporto pubblico locale la sanzione per chi viaggia senza titolo non ha un prezzo unico: ha un prezzo che cresce con il tempo. Nei primi giorni l’importo è ridotto; entro sessanta giorni sale al valore ordinario; oltre quella soglia scattano maggiorazioni che possono triplicare il dovuto. È una struttura a scaglioni che tutti conosciamo, ma di cui raramente si misura l’effetto reale sul comportamento di chi riceve il verbale.
Il campione copre tre finestre temporali di pagamento:
1) entro 5 giorni;
2) tra 6 e 60;
3) oltre i 60
Il costo medio della sanzione aumenta da circa 60 euro nella prima finestra a 79 nella seconda, fino a 211 nella terza, arrivando così a essere tre volte e mezzo l’importo iniziale. La distribuzione dei pagamenti segue la traiettoria opposta: in media il 71% dei pagamenti arriva nei primi cinque giorni, il 26% tra il sesto e il sessantesimo giorno, appena il 3% oltre queste tempistiche. In media su un quarto delle aziende, superata la soglia dei sessanta giorni, non si osserva più alcun pagamento. Al crescere del costo, la quota dei pagamenti crolla: chi intende saldare lo fa subito, quando l’importo è minimo; chi lascia correre, nella quasi totalità dei casi, non paga più.
Che sia proprio il differenziale di prezzo a guidare il comportamento, e non una generica solerzia dei sanzionati, lo suggerisce un confronto interno al campione. Alcune aziende non prevedono alcun incremento dell’importo dopo i primi cinque giorni, mantenendo la stessa sanzione per l’intero periodo di sessanta giorni. In questi casi, la distribuzione dei pagamenti risulta significativamente diversa: il 41% dei versamenti avviene nella prima finestra temporale, contro il 54% nei successivi 55 giorni. Il venir meno dello scaglione anticipato sembra quindi ridurre la pressione all’adempimento tempestivo. In assenza di un differenziale di prezzo, non emerge alcun incentivo a pagare tempestivamente: i pagamenti si distribuiscono in modo molto più uniforme nel tempo, confermando che è proprio la presenza dello “scalino” tariffario a determinare la concentrazione dei versamenti nei primi giorni.
Conclusione
La conclusione può sembrare paradossale: la maggiorazione funziona proprio perché quasi nessuno la paga. Il suo valore non sta nel gettito, marginale per definizione, ma nell’incentivo: rende il rinvio economicamente irrazionale e concentra gli incassi nella finestra in cui il recupero è più semplice ed economico, prima di solleciti, ingiunzioni e ruoli. Un costo relativamente elevato per chi ritarda è, in altre parole, un deterrente efficace contro la procrastinazione del pagamento e contro l’insoluto.
Per le aziende ne discende un’indicazione operativa precisa: più che sull’importo base, la leva sta nel disegno degli scaglioni. Uno scalino precoce e ben percepibile, comunicato con chiarezza sul verbale e accompagnato da canali di pagamento immediati, sposta la massa dei pagamenti nei primi giorni, dove il credito vale di più e costa meno incassarlo. Oltre i sessanta giorni, i dati lo dicono senza ambiguità, la partita dell’incasso spontaneo è già chiusa.


