IL MERCATO DEL TPL ITALIANO: una panoramica sui margini di redditività

Nel dibattito sulla mobilità sostenibile si parla spesso di investimenti, qualità del servizio, innovazione tecnologica. Ma troppo poco si parla di redditività: la capacità, cioè, delle aziende di TPL di generare utili. Senza margini economici adeguati, infatti, è difficile programmare investimenti, migliorare le performance, attrarre capitali.
Un’analisi dei margini di redditività delle principali aziende italiane di TPL evidenzia la difficoltà del settore a generare profitto, con un mercato dominato da aziende pubbliche e bassi margini di crescita e con qualche eccezione tra le aziende a capitale privato o misto. 
Mercato del TPL italiano 1 scaled
Mercato del TPL italiano 2 scaled

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L’analisi ha esaminato il margine di redditività (utile/fatturato) delle 20 principali aziende di trasporto pubblico locale in Italia negli ultimi dieci anni, utilizzando dati estratti da bilanci pubblici. La selezione delle aziende è stata effettuata in base al fatturato del 2023. Successivamente, è stata calcolata la somma del fatturato e del risultato d’esercizio dal 2014 al 2023, al fine di determinare il margine medio di redditività nel periodo considerato.

Il rapporto utile/fatturato, indicatore della redditività aziendale, varia sensibilmente tra le diverse società, con valori che riflettono sia le differenti strutture proprietarie che le condizioni in cui operano.

una panoramica sui margini di redditività

Note: 

*I dati più recenti di ANM S.p.A. sono relativi al 2022

**I dati meno recenti di Air Campania S.p.A. sono relativi al 2018

Dall’analisi dei dati emerge che in media le aziende private, o a capitale misto, presentano un rapporto utile/fatturato superiore rispetto alle aziende pubbliche. Arriva Italia registra il miglior rapporto con 16,1%, la società fa parte del gruppo Arriva PLC (dal 2010 al 2023 controllata di Deutsche Bahn (DB), che nel 2024 è stata acquisita da I Squared Capital, società americana di private equity specializzata in investimenti nel settore energetico, dei servizi pubblici, dei trasporti e delle telecomunicazioni a livello globale.

Risulta significativa la posizione di Bus Company S.r.l., con una marginalità dell’8,3%, seguita da Trieste Trasporti S.p.A. (società mista con partecipazione di Arriva) con 7,8% e da Autoguidovie con 7,50%. Questi valori si collocano su livelli relativamente buoni rispetto alla media del settore TPL italiano, caratterizzato da bassi margini di profitto.

Aziende a controllo pubblico come Cotral S.p.A. (Lazio) e TPER S.p.A (Emilia Romagna) mostrano rapporti più contenuti, rispettivamente del 4,2% e 2,2% , riflettendo una minore marginalità.

Tra le aziende analizzate, ATAC S.p.A. di Roma registra la maggiore perdita con 651,9 milioni di euro, con un margine (rapporto fatturato/utile)  del -6,8%. Segue GTT S.p.A. di Torino, che ha accumulato 168,1 milioni di euro di perdita, con un margine del  -4,0%.

AMAT S.p.A. di Palermo è l’azienda con la peggiore incidenza tra utile e fatturato, segnando un -8,0% e una perdita totale di 74,5 milioni di euro. ANM S.p.A. di Napoli ha chiuso il periodo con un saldo negativo di 62,3 milioni di euro, con un rapporto utile/fatturato del -3,1%.

Al di sotto dei 20 milioni di euro di perdite si trova TUA S.p.A., che ha chiuso con un disavanzo di 10,8 milioni di euro (-0,90%). Autolinee Toscane S.p.A. ha riportato una perdita di 8,1 milioni di euro (-0,83%).

Infine, ATM S.p.A. di Milano registra una perdita complessiva di 60,8 milioni di euro, pari a -0,80% rispetto al fatturato complessivo del periodo 2014-2023.

L’analisi mostra chiaramente un limite strutturale: tra il 2014 e il 2023, la maggior parte delle aziende ha lavorato con margini minimi, o addirittura in perdita. Le realtà a capitale privato o misto si distinguono per risultati migliori (Arriva Italia al 16,1%, Bus Company all’8,3%, Trieste Trasporti al 7,8%, Autoguidovie 7,5%), mentre molte aziende pubbliche faticano a raggiungere la soglia del pareggio.

In coda alla classifica, si trovano operatori di grandi città come ATAC, AMAT Palermo o GTT Torino, con perdite cumulate che superano in alcuni casi i 100 milioni di euro nel decennio. Una situazione che pone interrogativi strategici sulla tenuta del modello attuale.

In questo contesto, l’ultima delibera ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) – che introduce nuovi criteri per la determinazione del margine di utile ragionevole nei contratti di servizio – potrebbe rappresentare un cambio di passo: stabilire un margine minimo riconosciuto significa iniziare a trattare il TPL anche come un settore industriale, non solo come un servizio pubblico.

Nota:

****Nell’infografica, la somma del risultato di esercizio nel periodo 2014-2023 è stata rappresentata visivamente in termini di numero di autobus acquistabili o persi, ipotizzando un prezzo medio di €250mila euro per autobus.

Per un confronto sulle principali aziende italiane di TPL in base al fatturato, puoi leggere la nostra classifica aggiornata.

Dati utilizzati
una panoramica sui margini di redditività

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