I nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti su acciaio e alluminio, che raggiungono percentuali fino al 54%, e le probabili contromisure da parte dei paesi colpiti rischiano di incidere in modo significativo sui costi di produzione degli autobus. Ciò potrebbe determinare un aumento dei costi della mobilità, con effetti anche sulla sostenibilità dei bilanci, esponendo l’intera filiera industriale a crescenti pressioni e rendendo necessaria una revisione delle strategie di approvvigionamento.

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L’amministrazione Trump ha annunciato una nuova serie di dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, entrati in vigore il 5 aprile. Secondo il meccanismo di calcolo adottato dalla Casa Bianca, le percentuali dei dazi sono state determinate come metà del disavanzo commerciale tra gli Stati Uniti e i vari paesi, calcolato sul valore delle importazioni totali.
Le tariffe variano sensibilmente in funzione del paese di origine. Il dazio più elevato è stato imposto alla Cina (54%), seguita da Cambogia (49%), Laos (48%), Madagascar (47%), Vietnam (46%), Sri Lanka e Myanmar (44%). Si osservano poi dazi elevati per:
- Thailandia (36%),
- Serbia e Botswana (37%),
- India (26%),
- Corea del Sud (25%) e
- Giappone (24%).
Un ampio numero di paesi riceverà un dazio uniforme pari al 10%, tra cui Regno Unito (UK), Brasile, Singapore, Cile, Australia, Turchia, Colombia, Perù, Repubblica Dominicana, Emirati Arabi Uniti, Nuova Zelanda, Argentina, Ecuador, Guatemala, Egitto, Arabia Saudita, El Salvador, Trinidad e Tobago, e Marocco.
Honduras è l’unico paese a non essere soggetto ad alcuna ulteriore tassazione (0%).

Dati TodayMondo
A parte, il settore automotive è colpito da imposte fisse al 25% su tutte le importazioni di veicoli stranieri, con effetti specifici su esportatori rilevanti come Giappone, Corea del Sud e Unione Europea.
Queste misure tariffarie hanno potenziali effetti diretti sulla filiera produttiva degli autobus, la cui composizione materiale si basa in larga parte su acciaio e alluminio. La struttura di un autobus è infatti costituita per il 40% da acciaio strutturale e per il 25% da alluminio.
Per quanto riguarda l’acciaio strutturale, la Cina rappresenta il principale produttore mondiale con una quota del 50%, seguita da:
- India (7%),
- Giappone (6%)
- Stati Uniti (5%).
L’alluminio, impiegato in molte componenti strutturali è anch’esso dominato dalla produzione cinese (45%), con Russia (10%) e Canada (9%) tra i principali esportatori. Gli Stati Uniti, pur producendo alluminio, dipendono fortemente dalle importazioni per coprire la domanda interna.
Anche altri materiali impiegati nella costruzione degli autobus sono influenzati dalla distribuzione produttiva globale: la fibra di vetro (15% del peso complessivo) vede gli Stati Uniti in testa (35%), seguiti da Cina (30%) e Giappone (10%), con un apporto rilevante anche da Germania (7%) e Francia (5%).
La plastica rinforzata, che rappresenta il 10%, è prodotta principalmente in Germania (30%), Stati Uniti (25%), Giappone (15%) e Cina (10%). La restante parte dei materiali, che costituisce circa il 10% della massa di un autobus, è rappresentata da componenti elettronici e interni provenienti da paesi vari.
Considerando la dipendenza dell’industria statunitense delle costruzioni di autobus da materie prime provenienti da paesi soggetti a dazi elevati, si prospetta un possibile impatto sui costi di produzione.
In particolare, il dazio del 54% sull’acciaio cinese e del 49% sull’alluminio cambogiano potrebbe influenzare le catene di approvvigionamento, rendendo necessaria una diversificazione delle fonti o una riallocazione della produzione per attenuare gli effetti economici delle nuove politiche commerciali.


Per approfondire, leggi anche la nostra analisi sul mercato autobus europeo


