L’evasione tariffaria costituisce una criticità strutturale del TPL, con un’incidenza stimata intorno al 21% rispetto ai ricavi complessivi, pari a 1,9 miliardi di euro su scala nazionale. La perdita annuale, che ammonta a circa 400 milioni di euro, sarebbe sufficiente a coprire quasi la metà del fabbisogno aggiuntivo richiesto dalle società di TPL, pari a 900 milioni di euro.

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Una delle criticità più rilevanti del Trasporto Pubblico Locale (TPL) è l’evasione tariffaria. In Italia, i dati disponibili su questo fenomeno sono spesso parziali, difficilmente accessibili e, in molti casi, poco rappresentativi della realtà. Un limite significativo è legato al comportamento tipico dell’utenza evasiva, che tende ad abbandonare il mezzo alla vista del personale di controllo, sfuggendo così alla rilevazione.
Questo aspetto genera una sottostima sistematica del fenomeno, in particolare nel calcolo del tasso di evasione, comunemente espresso con la formula:
Tasso di evasione = (Numero di verbali emessi / Numero di passeggeri controllati) × 100
Tale metodo, privo di una corretta ponderazione, restituisce stime poco attendibili e rende difficili i confronti tra ambiti territoriali e gestionali diversi.
Una perdita di 400 milioni di euro l’anno
Secondo studi condotti da ASSTRA, il tasso reale medio di evasione tariffaria è pari al 19% nei servizi urbani e al 23% in quelli extraurbani, con un valore medio complessivo del 21%. L’impatto economico è rilevante: circa 400 milioni di euro l’anno evasi, su un 1,9 miliardi di ricavi complessivi.
Tuttavia, a fronte di una richiesta da parte delle società di trasporto pubblico di un fabbisogno aggiuntivo pari a circa 900 milioni di euro, un’efficace attività di controllo sull’utilizzo dei mezzi consentirebbe di recuperarne autonomamente quasi la metà, riducendo in modo significativo l’entità del fabbisogno dichiarato.


